Ride bene chi ride subito
"Quanto bene ci fa una buona dose di sano umorismo”. Ascoltate il Papa che benedice l’ilarità e sculaccia i malmostosi. Quindici sfumature di peccato: un “catalogo delle malattie curiali” di tale severità che quasi tutti gli anticlericali di professione non saprebbero tenere il passo.
8 AGO 20

"Quanto bene ci fa una buona dose di sano umorismo”. Così, fate una bella risata, venerati confratelli. Non siate persone “burbere e arcigne, le quali ritengono che per essere seri occorra dipingere il volto di malinconia, di severità, e di trattare gli altri con rigidità, durezza e arroganza”. Papa Francesco – non potendo oggettivamente lasciare, a fine anno, l’ultima parola a Benigni che fa Mosè sul Monte Sinai di Rai Uno – ha fornito ai suoi della Curia, dopo il decalogo abbondantemente conosciuto (pur se non sempre praticato), un fenomenale prontuario in quindici punti: una paterna sculacciata, in vista del Santo Natale, che ha resto color porpora non solo le solenni vesti.
Quindici sfumature di peccato: un “catalogo delle malattie curiali” di tale severità che quasi tutti gli anticlericali di professione non saprebbero tenere il passo. Ha riso, ha detto a vescovi e cardinali di ridere, il Papa. Poi, con un lessico mai sentito nei Sacri Palazzi, ha evocato tutte le loro manchevolezze – dal “complesso degli Eletti” a quelli che lavorano troppo trascurando “il sedersi sotto i piedi di Gesù Cristo”, da coloro che sono “macchine di pratiche e non uomini di Dio”, a quelli ossessionati dalla pianificazione, “un contabile o un commercialista”, dal “falso quietismo” e “falso misticismo” dei vanagloriosi, a chi – “come Satana”, ha precisato Francesco – si muta in seminatore di zizzania, dalle “persone meschine” che passano i giorni a “corteggiare i superiori”, così che vivono “pensando unicamente a ciò che devono ottenere e non a quello che devono dare”, ai circoli chiusi curiali simili al “cancro”, fino all’effetto finale, quello della “malattia delle persone che cercano insaziabilmente di moltiplicare i poteri e per tale scopo sono capaci di calunniare, di diffamare e di screditare gli altri, persino sui giornali e sulle riviste”. Perciò, dunque e pertanto – fate penitenza, mutate il cuore, cambiate quella espressione fessa di “severità teatrale e pessimismo sterili”, spesso nient’altro che “sintomi di paura e di insicurezza di sé”. Amen. Come se il Papa morettiano di “Habemus Papam” avesse finito la terapia dallo psicanalista. E sistemato l’inconscio, e salda la fede, castigat ridendo mores. Ridendo senza esagerare, però.